Il merletto e il design abitano da tempo lo stesso territorio. In Brianza, infatti, la cultura del fare ha assunto forme diverse ma profondamente affini: da una parte il sapere paziente delle merlettaie, fatto di gesti, intrecci, ritmo e precisione; dall’altra la tradizione del mobile e del design, costruita sulla capacità di trasformare materia, tecnica e progetto in oggetti destinati a entrare nella vita quotidiana.
La mostra fotografica Silenti Dialoghi nasce da questo incontro.
Il punto di partenza è il tema della XXXIII Mostra Internazionale del Pizzo, “Mani, saperi, futuro”: un invito a guardare alla tradizione non come a qualcosa di immobile, ma come a un patrimonio capace di generare nuove relazioni, interpretazioni e linguaggi.
Da qui è iniziato un percorso attraverso alcuni luoghi della cultura del progetto e dell’arredo del territorio brianzolo: spazi nei quali sono custoditi oggetti, competenze e testimonianze di una storia produttiva che ha contribuito a costruire l’identità di questi luoghi. I fotografi Walter Gumiero, Aurelio Porro e Maurizio Radice li hanno attraversati osservando forme, superfici, volumi e materiali, lasciandosi guidare dalle possibili consonanze con il merletto.
Negli scatti, il pizzo entra così in relazione con gli oggetti del design. A volte li attraversa, altre volte li accompagna, li contrasta o ne modifica la percezione. La leggerezza incontra la materia, la trama dialoga con la forma. Nelle immagini il merletto può diventare superficie, segno, presenza, persino ombra, costruendo relazioni che cambiano di volta in volta.
Non si tratta di sovrapporre due mondi, ma di riconoscere ciò che già li unisce: la cultura del progetto, la conoscenza dei materiali, l’intelligenza delle mani e la capacità di trasformare un sapere in forma.
Sono dialoghi silenziosi perché non hanno bisogno di spiegarsi. Accadono nello spazio di una fotografia, nell’incontro inatteso fra un intreccio e un progetto, fra memoria e contemporaneità. E suggeriscono una possibilità: che il futuro dei saperi non risieda soltanto nella loro conservazione, ma anche nella capacità di metterli continuamente in relazione con nuovi oggetti, nuovi linguaggi e nuovi sguardi.
In fondo, è proprio questo che accomuna merletto e design: immaginare una forma che ancora non esiste e renderla possibile attraverso il saper fare.
